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Febbraio 2019

Arte

Egon Schiele

Egon Schiele, La famiglia, 1918, Vienna, Osterreichische Galerie.

L’opera, incompiuta a causa della morte dello stesso artista che rimase contagiato da una terribile epidemia di influenza spagnola, rappresenta Egon, la moglie Edith ed il loro bambino mai nato. Le figure nude appaiono in pose complesse essendo accovacciate ed emergono da un fondo scuro. Schiele, poi, le inscrive all’interno di un rettangolo ideale. 
Il suo autoritratto, seduto su un divano, è deformato; il volto appare magro e nodoso, la fronte aggrottata e lo sguardo fisso negli occhi dello spettatore. 
Il corpo di Edith, al contrario, è più morbido e disteso. Il bambino è vestito per sottolineare la sua innocenza.
E’ qui presente una ricca mescolanza di tonalità che vanno dal bianco, al giallo, al rosso fino ad un marrone scuro. Il colore non riempie più i contorni tracciati precedentemente, ma produce un vero e proprio plasticismo.
Gli sguardi malinconici hanno preso il posto del consueto pathos che caratterizzano le sue figure.

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Arte

Evangelario di Teodolinda

Coperta dell’Evangelario di Teodolinda, fine VI-inizio VII secolo, Monza, Museo e Tesoro del Duomo.

Teodolinda, moglie di Agilulfo, si dimostrò una regina particolarmente “illuminata”. Spinse il suo popolo all’integrazione favorendone la conversione dalla religione ariana a quella cattolica.

Grande amante del bello si rivelò una proficua mecenate soprattutto per la città di Monza. Donò, infatti, questo prezioso libro contenente i quattro vangeli alla basilica di San Giovanni Battista.

La coperta è composta da un supporto ligneo ricoperto da lamine d’oro. Qui le tecniche e lo stile dei longobardi si fondono con la sintassi classica che il popolo germanico finì per ammirare e tentare di emulare. Bordata da una cornice perimetrale a motivi astratti di matrice longobarda, presenta una croce gemmata realizzata con tecnica cloisonné ( tecnica orafa di incastonatura. Sul metallo vengono realizzati degli alveoli in cui sono inserite pietre semi-preziose o paste vitree) che divide la superficie in quattro settori. In ognuno di essi è presente un motivo a “L” in cui trovano posto dei cammei romani di reimpiego.

Quasi ogni singolo elemento trasuda un esplicito linguaggio barbarico, ma l’impaginazione o l’organizzazione spaziale, come dir si voglia, ricerca e realizza un’armonia ed un equilibio d’impostazione classica. I longobardi abbandonano l’asimmetria ed il caos che li caratterizza per avvicinarsi alla cultura dominante che inveitabilmente li ha conquistatiEvangeliario-di-Teodolinda.jpg

Arte

Arte Longobarda

Arte Longobarda

Per noi figli dell’arte greco-romana il fascino di questa espressione artistica può essere di non immediato impatto. Ciò che, invece, può trasmettere, a chi ha un occhio attento, è la meraviglia per la resa di prodotti che presentano un linguaggio apparentemente elementare e bizzarro.
Arrivati in Italia nel 568 d. D., vi si stanziano in modo non uniforme: Longobardia maior con capitale Pavia e Longobardia minor con capitale Benevento. Popolazione nomade che non conosce la produzione artistica architettonica o monumentale, porta con sé piccoli manufatti di oreficeria realizzati con delle tecniche ed uno stile nuovi. Spille, fibule, else di spade, orecchini presentano un linguaggio costituito da animali reali e fantastici che s’innestano in un mélange fitto e intrecciato. Pietre semi-preziose e paste vitree che risaltano all’ interno di una grisaille in oro realizzata con tecnica cloisonné.
L’horror vacui li porta ad incidere su ogni superficie a disposizione linee insistenti che danno vita ad una forma stilizzata e semplificata.

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